Pasquale Tammaro
CERCOLA - Un consiglio comunale conclusosi in guerriglia. Finisce tra spintoni e parole grosse del sindaco Pasquale Tammaro nei confronti di consiglieri comunali, cittadini e giornalisti l'assemblea cittadina. L’adunata civica è durata poco meno di cinque minuti. Il consiglio era stato convocato dalle opposizioni consiliari, le quali avevano preteso l’inserimento all’ordine del giorno della discussione delle osservazioni presentate dal Wwf e da Italia Nostra relative alla famigerata variante delle norme tecniche di attuazione del Piano Regolatore Generale, ed anche di un’interrogazione che invitava il sindaco a relazionare il consiglio comunale sulle continue notizie di stampa relative alle presunte istruttorie che la Procura Generale della Corte dei Conti starebbe intentando contro gli amministratori di Cercola.
Non appena si è aperta la seduta il capogruppo di Alleanza per l’Italia Vincenzo Fiengo ha chiesto al sindaco spiegazioni in merito ad una sua comunicazione ai carabinieri ed alla Procura di Nola per una presunta non autenticità delle firme dei consiglieri che hanno sottoscritto la richiesta di convocazione del consesso. Ma immediatamente il sindaco Pasquale Tammaro ha alzato i toni, nonostante i vani tentativi del presidente del consiglio comunale Giuseppe D’Ambrosio di fermarlo nella sua accesa polemica con Vincenzo Fiengo. Ad un certo punto si è scagliato contro il pubblico invitando, non si sa bene chi, ad "andare a lavorare". Questa mancanza di rispetto del sindaco verso uno spaventato cittadino ha fatto sobbalzare il capogruppo del Partito Democratico Vincenzo Barone che ha tentato di spiegare al sindaco con toni pacati che non si aggredisce un cittadino, e per di più in consiglio comunale. E subito dopo il sindaco si è scagliato contro Vincenzo Barone e Salvatore Grillo, e solo grazie all’intervento di alcuni cittadini presenti in aula, non si è arrivati alla colluttazione fisica. “Il clima di aggressioni nei nostri confronti – ha affermato Orazio Pandiolfi del Popolo della Libertà – ci impone di abbandonare l’aula”. I cittadini presenti allibiti, hanno registrato l’allontanamento dei tre consiglieri comunali della maggioranza presenti in aula, i quali hanno fatto cadere il numero legale, decretando lo scioglimento della seduta. In seguito le parole grosse e gli spintoni sono continuati nel piazzale antistante il teatro comunale, sito ove si celebra di solito il consiglio.
Il dato politico, al di là della tensione alta che regna tra i governanti, è quello relativo al boicottaggio dei consiglieri comunali di maggioranza, assenti alla seduta (presenti solo Antonio Forte, Orazio Pandolfi e Silvano Fiengo). I dieci consiglieri di maggioranza hanno dato un segnale politico forte, quello di non condividere la presentazione in consiglio comunale della variante al Piano Regolatore. E sembra che questo boicottaggio sia stato stimolato dal fatto che ai consiglieri non sia stato consegnato il fascicolo della delibera che si andava a votare alimentando i sospetti di legittimità della stessa. L’assessore all’Urbanistica Mario Montella, promotore della variante, e Pasquale Tammaro suo sostenitore, escono da questa seduta senza il sostegno della maggioranza, dato politico che fa traballare i precari equilibri in seno agli uomini di Berlusconi. I partiti dell’opposizione unanimemente indignati hanno annunciato la richiesta dell’intervento del Prefetto di Napoli per ridimensionare il clima teso scatenato dal sindaco Pasquale Tammaro.
A margine della seduta Vincenzo Fiengo al nostro giornale annuncia: “Non capisco il sindaco come possa metter mano e prendere iniziative in ruoli che non gli competono. Dovrà spiegare al Prefetto come mai è in possesso di atti che sono inviati esclusivamente al presidente del consiglio comunale Giuseppe D’Ambrosio. Addirittura si permette di adire a vie legali straripando violentemente nelle prerogative che per legge son di esclusiva competenza del presidente del consiglio comunale".
Pasquale Tammaro non è nuovo ad episodi del genere, già nello scorso aprile inspiegabilmente entrò in possesso di atti inviati dalla Procura Generale della Corte dei Conti alla segretari generale, e sembra che lo stesso intraprese un’iniziativa che mandò su tutte le furie il vice procuratore generale del tribunale di via Piedigriotta. Due gli interrogativi inquietanti vengo sollevati: l’ufficio protocollo probabilmente non sarebbe più in grado di garantire la segretezza della corrispondenza? E per quali motivi il sindaco strariperebbe in altri poteri?